Al teatro Ponchielli di Cremona va in scena Turandot 11/11/2016

Opera in tre atti e cinque quadri
Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi

musica di Giacomo Puccini
(finale completato da Franco Alfano)

Prima rappresentazione
25 aprile 1926, Teatro alla Scala, Milano

Edizioni Ricordi

Interpreti principali

Teresa Romano (Turandot), Marco Voleri (Altoum), Alessandro Spina (Timur), Rubens Pelizzari (Calaf), Maria Teresa Leva (Liù), Leo An (Ping), Saverio Pugliese (Pong), Edoardo Milletti (Pong), Omar Kamata (Un Mandarino)

maestro concertatore e direttore
Carlo Goldstein

scene e regia
Giuseppe Frigeni

costumi Amélie Haas
luci Giuseppe Frigeni

Allestimento Fondazione del Teatro Comunale di Modena

CORO OPERALOMBARDIA
Maestro del coro Diego Maccagnola

Coro di voci bianche Progetto Mousikè
maestro del coro Hector Raul Dominguez

Banda di palcoscenico “Isidoro Capitanio” di Brescia 

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI

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Venerdi 11/11/2016 con replica in data 13/11/2016 andra' in scena al Teatro Ponchielli di Cremona la sventurata produzione di Turandot di Brescia. Dopo le deludenti prestazioni del Soprano Teresa Romano, debuttante nel ruolo ed inadatta a ricoprire questo ruolo per qualita' vocali e la sostituzione del' ottimo tenore Rubens Pellizzari forse per motivi di salute e la fuga di  Amadi Lagha al Petruzzelli di Bari,  prosegue anche a Cremona l' agonia pucciniana. A ravvivare la nebbiosa serata di Cremona serata ci sara' la splendida Liu' del soprano Maria Teresa Leva, anche lei debuttante nel ruolo e il sicuro e musicale Ping del baritono sudcoreano  Leo Han.

Brevi cenni sull' opera: Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 in tutta l’Europa musicale si sviluppò il gusto per l’esotico e il musicalmente lontano, a cui Giacomo Puccini certamente aderì con almeno tre delle sue opere: dopo aver esplorato il Giappone in Madama Butterfly e il far west ne La fanciulla del West, per il suo ultimo melodramma scelse la Cina e le sue suggestioni musicali. L’idea di comporre Turandot nacque dall’ “incontro” con l’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi, drammaturgo veneziano coevo di Carlo Goldoni, che scrisse molti testi teatrali di successo successivamente musicati. Perno della vicenda di Turandot è l’evoluzione interiore della protagonista che da “principessa di gelo” si tramuta in donna innamorata, complice la progressiva fascinazione per il principe Calaf, ma soprattutto l’impressione suscitata dal sacrificio di Liù, che per amore rinuncia a tutto, alla vita stessa. E il momento della morte di Liù fu l’ultima pagina musicale completata da Puccini, che abbozzò alcune parti del finale senza tuttavia poterlo portare a termine a causa della sopraggiunta morte per un incurabile tumore alla gola. Su indicazione di Arturo Toscanini, direttore designato per la prima assoluta dell’opera, l’editore Ricordi affidò il completamento del finale di Turandot a Franco Alfano, già allievo del compositore toscano. Alla prima rappresentazione, tuttavia, avvenuta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, al termine della scena della morte di Liù, Toscanini depose la bacchetta e rivolgendosi al pubblico disse: «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto». Dalle recite successive, Turandot fu rappresentata con il finale di Alfano, un finale sul quale ancora oggi ci si interroga di sovente: dopo il climax emotivo raggiunto con la commovente morte di Liù, il lieto fine è una scelta davvero necessaria? Pare che lo stesso Puccini si sia interrogato a lungo su questo tema prima di morire. E dunque: ai posteri (cioè al  pubblico) l’ardua sentenza.

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