Franco Corelli il tenore che ha fatto innamorare tutti

Franco Corelli, nome d’arte di Dario Corelli (Ancona, 8 aprile 1921 – Milano, 29 ottobre 2003), è stato un tenore italiano, attivo dagli anni cinquanta ai settanta del Novecento.Nacque in una famiglia che amava la lirica: il nonno Augusto Corelli fu tenore di buon livello e due zii paterni furono tenori coristi; il padre e la madre inoltre erano appassionati di canto, che praticavano a livello amatoriale.

Di fisico atletico, praticò il nuoto. Nel 1939 si diplomò come geometra e, dopo il servizio militare, nel 1942 si impiegò al Comune di Ancona. In quegli anni cominciò a frequentare le riunioni che si tenevano nelle sale del “casino dorico”, il circolo culturale del Teatro delle Muse e nacque in lui la passione per la musica lirica e l’idea di dedicarsi al canto. Disse lo stesso Corelli: “Ho cominciato a cantare per gioco. Con un amico ascoltavo dischi e cantavo per ore e ore, e fu così che mi innamorai del canto”. Nel 1946 iniziò a frequentare la Corale Bellini della sua città, cantando da baritono. In seguito Carlo Scaravelli, l’amico con cui collaborava come autodidatta, lo introdusse presso il maestro Arturo Melocchi del conservatorio di Pesaro, i cui insegnamenti gli permisero di estendere il suo registro a quello di tenore. Disse Corelli a questo proposito: “Dopo alcuni mesi riacquistai la mia libertà nel canto e le mie note alte”.

Ne seguì la decisione di intraprendere seriamente la carriera di cantante d’opera. Grazie a una voce di rara ampiezza ed estensione nel 1950 fu ammesso a un corso di perfezionamento presso il Teatro Comunale di Firenze. L’anno successivo vinse il concorso del Teatro lirico sperimentale “Adriano Belli” di Spoleto e il 26 agosto debuttò nella cittadina umbra in Carmen, manifestando fin dall’inizio della carriera la prevalente vocazione ai ruoli di genere lirico-spinto e drammatico.

Già l’anno seguente debuttò in Giulietta e Romeo di Riccardo Zandonai al Teatro dell’Opera di Roma, seguita da Adriana Lecouvreur accanto a Maria Caniglia. Nel teatro della capitale apparirà regolarmente fino al 1958, facendovi il primo incontro con Maria Callas per un’edizione di Norma nel 1953. Nei primi anni di carriera cantò in numerosi altri teatri italiani, comprese anche sedi di provincia.

Nel 1954 esordì alla Scala di Milano, accanto a Maria Callas, ne La Vestale di Gaspare Spontini. Nel teatro milanese apparve, nel decennio successivo, in molteplici rappresentazioni: La fanciulla del West e Turandot di Giacomo Puccini, Fedora e Andrea Chénier di Umberto Giordano, Giulio Cesare ed Eracle di Georg Friedrich Haendel, Aida, Ernani, Il trovatore e La battaglia di Legnano di Giuseppe Verdi, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, Il pirata di Vincenzo Bellini, Carmen di Georges Bizet, Poliuto di Gaetano Donizetti, Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. Nel 1962 inoltre contribuì in modo determinante a riportare alla luce Gli Ugonotti di Giacomo Meyerbeer, in una storica edizione diretta da Gianandrea Gavazzeni.

Continuò nel frattempo gli studi di perfezionamento vocale, condotti sotto la guida del collega ed amico Giacomo Lauri Volpi.

Il 27 gennaio 1961 debuttò al Teatro Metropolitan di New York nel ruolo di Manrico de Il trovatore (al fianco di un’altra debuttante d’eccezione: Leontyne Price), dando inizio a una carriera americana lunga e proficua. Al Metropolitan rimase per sedici stagioni consecutive, cantando le opere del grande repertorio: Don Carlo, Aida, La forza del destino, Ernani di Verdi, Turandot, Tosca, La fanciulla del West, La bohème di Puccini, Andrea Chénier, Cavalleria rusticana, Pagliacci, Adriana Lecouvreur del repertorio verista. Apparve inoltre ne La Gioconda, Roméo et Juliette, Werther, Lucia di Lammermoor. Corelli partecipò a 369 rappresentazioni al Met, concludendo l’attività nel teatro newyorkese nel 1974.

Fu presente anche negli altri più importanti teatri italiani (Firenze, Verona, Napoli ecc.), europei (Vienna, Londra, Berlino, Barcellona, Lisbona) e statunitensi (San Francisco, Chicago, Filadelfia). Dotato di innegabile fascino e grande presenza scenica, partecipò a diversi film-opera realizzati della RAI negli anni sessanta e settanta, sia in studio che da riprese teatrali.

L’ultima recita fu nel 1976 ne La bohème a Torre del Lago e l’addio definitivo al canto nel novembre del 1981 a Stoccolma, in occasione di un concerto in onore di Birgit Nilsson. Come dimostrano diversi documenti sonori, Corelli decise di ritirarsi, contrariamente a molti famosi colleghi di ogni epoca, solo a un lieve accenno di declino vocale, quando ancora era capace di notevoli prestazioni. Nel 1982 venne realizzato un film sulla sua carriera utilizzando le numerose incisioni discografiche.

La città natale di Ancona, in collaborazione con la locale Associazione Amici della Lirica, per tre anni gli dedicò un concorso di canto, del quale fu presidente, convocando nella giuria illustri colleghi, tra i più grandi del mondo lirico. Durante la seconda edizione Corelli rilasciò una intervista video, nella quale raccontò tutta la carriera, che costituisce un documento unico. Di carattere riservato e gentile, non si vantò mai delle sue grandi qualità, limitandosi a dire in più occasioni di essere stato solo tanto fortunato.

Si spense a Milano nel 2003 in conseguenza di un ictus.; è sepolto nel cimitero monumentale di Milano. A lui è stato dedicato il Teatro delle Muse di Ancona.
Note vocali e artistiche

Al di là di ogni giudizio critico, Corelli è stato in assoluto, per mezzi vocali e valenza d’interprete, una della massime figure tenorili della seconda metà del Novecento. Dotato della rara caratteristica di abbinare un registro centrale estremamente ampio ad acuti sfolgoranti, grazie allo studio assiduo ha saputo piegare a belle modulazioni un materiale vocale di non facile “gestione”, proprio per il grande volume, e in origine non privo di asprezze e disomogeneità. Ha eccelso nel repertorio lirico-spinto e drammatico, con validissime puntate nel campo del tenore romantico ottocentesco di forza, di cui, prima del suo avvento, si era persa memoria. In un articolo sul mensile Musica Viva, Rodolfo Celletti ebbe a citare: “le colate in tutto bronzo del titanico Corelli”, ed inoltre, nel volume “Voce di tenore”, lo stesso Celletti afferma: “…i suoi acuti sembravano addensarsi sulla platea della Scala come una cupola sonora”: immagini che cercano di descrivere le sensazioni di ampiezza, potenza, morbidezza e duttilità che suscitava il suo canto.