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"Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con sé un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle." (Paulo Coelho)

La sera del 17 maggio 1719 il teatro Malvezzi di Bologna annunciava il Pirro di Apostolo Zeno, con la musica di vari maestri. Tanti ragionamenti, tante chiacchiere, tante smanie avevano invaso la città che una monacella di S.Cristina uscì furtiva dal convento. mutò d'abito e andò alla recita, "per godere il suo contrabbando e lo spettacolo che offriva la sala adorna di lumi, di pitture, di dorature, di belle signore e bei cavalieri".
Finita la festa, cominciarono gli scrupoli. La signorina vagò tutta la notte per la città, e all'alba preferì prendere la lontana via di Lugo di Romagna per chiedere ospitalità a un convento più disinvolto. Al suo fece ritorno nel 1735, sedici anni dopo, e qualche castigo lo subì ugualmente. Secondo un'altra testimonianza d'epoca, le fuggitive melomani erano due. Melomania, appunto, pazzie e follie consumate sul filo di un personaggio, di un'aria, di una voce, di un suono.
Sul corpo dell'opera, la storia si compromette con la cronaca, l'arte si costringe a giocare con il costume, il sublime della poesia scende a tingersi dell'umiltà del quotidiano, dell'episodio, dell'aneddotico. E per una ragione sopra tutte, L'opera non la si pensa, non la si legge, non la si elabora soltanto a tavolino, o sulla tastiera di un pianoforte.. Una volta composta,l'opera viene interpretata, rappresentata, ascoltata e vista e giudicata, applaudita o contestata da centinaia e centinaia di persone. E poi, eventualmente, viene replicata in circostanze diverse, mediante altri esecutori e davanti ad altri pubblici variamente disposti, per gli anni e i decenni e magari anche i secoli a venire.. Ecco la varietà dell'opera lirica, un "genere" che spazia fra musica e scena, fra parola e gesto, fra scrittura e oralità, fra trionfi incondizionati e tonfi inappellabili. Pertanto non può fare a meno, questo genere così elastico e sfuggente, di regole e convenzioni, di accidenti e pettegolezzi che non lambiscono nemmeno la poesia lirica o la sonata strumentale, il dipinto a olio o il quartetto d'archi. Materia viva e vibrante, ben più salda di altre espressioni artistiche e musicali sul terreno dell'attualità e della popolarità, fortunatamente l'opera lirica attinge a grandi vertici di pensiero, di teatralità e di poesia,e allora raggiunge il vanto sull'assolutezza artistica pari a quella di altre forme apparentemente più nobili ed elevate.
Per un Faust di Goethe che non ha mai trovato una soluzione di drammaturgia musicale, dalle Nozze di Figaro di Mozart alla Traviata di Verdi, dalla Norma di Bellini alla Carmen di Bizet, sono innumerevoli i casi di opere liriche superiori ai loro modelli letterari e teatrali.. Se poi l'Otello di Verdi non ha nulla da invidiare all'Otello di Shakespeare, è anche vero che la millenaria fortuna del mito di Orfeo non ha raggiunto molte posizioni letterarie e figurative pari a quelle musicali: Monteverdi come Virgilio!
Pertanto la lunga storia dell'opera in musica si presenta come la fitta sedimentazione di mille e mille autori e titoli, date e luoghi, teatri e cantanti, fatti e occasioni, ma anche come la leggiadra fioritura di eventi artistici che per quattro secoli hanno fatto lievitare la memoria e la coscienza, la vita e la cultura, insomma l'intera e complessa avventura della civiltà umana.
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