Recensione Turandot Petruzzelli di Bari del 09/11/2016

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Turandot di Puccini-Teatro Petruzzelli di Bari del 09/11/2016

Recensione Turandot Petruzzelli di Bari

La Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatrodi Bari ha presentato la Turandot di Giacomo Puccini con la regia di Roberto De Simone e la direzione orchestrale di Giampaolo Bisanti. Il coro è stato diretto da Fabrizio Cassi e quello delle voci bianche da Emanuela Aymone. Nello spettacolo già presentato in questo teatro nella stagione 2009/2010 firmato per la regia da Roberto De Simone e ripreso da Ivo Guerra, si è deciso di tagliare del tutto il finale dell’Opera facendo calare il sipario con la morte di Lìù proprio come avvenne nella prima storica rappresentazione del 1926 sotto la direzione d’orchestra di Arturo Toscanini. Lo spettacolo è tuttavia scorrevole e nel finale ha trovato la sua compiutezza rendendo chiara l’idea registica che il gelo della Principessa si scioglie proprio con la morte di Liù.

Lo scenografo Nicola Rubertelli inserisce il trono dell’imperatore su un ripida scalinata che blocca la scena ma anche la sonorità delle voci che su essa si muovono, inoltre i troppi mimi e i figuranti impegnati in varie controscene distolgono l’attenzione dalla musica e dai passaggi fondamentali della storia. Eleganti i costumi di Odette Nicoletti.

A Giampaolo Bisanti ormai assiduo frequentatore del podio del Teatro Petruzzelli va dato atto di aver valorizzato l’ampia tavolozza di colori orchestrali che Puccini richiede, seppure i tempi sono   troppo distesi soprattutto nelle arie degli interpreti principali che sono per questo poco valorizzati ed in difficoltà. Da Bisanti avremmo auspicato maggiore energia e dinamismo.

Tiziana Caruso nei panni di Turandot possiede buona credibilità scenica, una vocalità interessante e una tecnica sicura, la voce è penetrante e dal colore brunito, qualche dubbio è nella scelta del repertorio estremo che sta affrontando non solo in questo teatro e a scapito spesso dell’intonazione.

Carlo Ventre ha delineato un Calaf con dei limiti timbrici dagli acuti privi squillo e con i centri poco fermi e oscillanti, nel primo atto sembrava avere difficoltà ad oltrepassare il volume orchestrale, le cose sono andate meglio successivamente. La più applaudita è stata Daria Masiero quale Liù, seppure non sempre levigata nelle emissioni il soprano ha reso il ruolo appassionato e dolente, la Masiero è interprete adatta al repertorio lirico mentre non deve cimentarsi in quello estremo che l’ha già vista protagonista in questo teatro e in altri teatri a livello internazionale.

Sbagliata la scelta di Deyan Vatchkov quale Timur, manca di vocalità e di drammaticità, l’artista sarebbe un ottimo interprete mozartiano, stessa cosa per il mandarino di Tiziano Tassi. Funzionale il trio delle maschere Ping, Pong e Pang rispettivamente il veterano Domenico Colaianni, Massimiliano Chiarolla e Saverio Fiore. Ottima la prova dell’orchestra e del coro del Teatro Petruzzelli.

Antonio Moscatelli

 

2 commenti su “Recensione Turandot Petruzzelli di Bari del 09/11/2016

    1. Si hai ragione ci sono diversi orrori non e’ scritto bene, la grammatica e’ di I media, pero’ il contenuto differisce molto dalle solite marchette che sei abituato a leggere. La nota positiva del tuo commento e’ che gli italiani almeno alcuni italiani sanno ancora leggere e scrivere tu compreso- e non e’ cosa da poco, la seconda nota positiva e’ che ti sei fermato alla sesta riga… Ti ringraziamo di averci cercato cliccato ed insultato. Prima di te in merito a questo articolo ci hanno proposto di scrivere delle marchette impresentabili.Sai ci dispiace molto piu’ che per gli orrori di ortografia per il Petruzzelli di Bari tra mignotte, indagati ed arrestati…tra nuove nomine e lavoratori a casa senza stipendio, una sciagura dopo l’ altra. Non bisogna mai smettere di sperare in un futuro migliore non bisogna mai arrendersi, un giorno anche la lirica proprio come il nostro amato paese ritrovera’ la dignita’ perduta. Noi forse non troveremo mai la ortografia e la grammatica ma ai tempi della lirica 2.0 tutto e’ perdonato.

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